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Giovanni Melillo Kostner - Fortuna, vieni da me ! - Comunità Cinese in Alto Adige
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Dialogo fra Monica Dematté (sinologa, critica e curatrice di arte contemporanea) e Meng Huang (pittore di Pechino)
sulle fotografie di Giovanni Melillo Kostner 'Fortuna, vieni da me !'
7 novembre 2007, Vigolo Vattaro (TN)
Qualche anno prima di conoscere il lavoro di Giovanni Melillo, Meng Huang e io siamo andati nella provincia del Zhejiang, a Wenzhou e dintorni, a vedere di persona da dove partono le migliaia di emigranti che poi si stabiliscono in Italia. Trovare alcuni di loro nel mio paese natale, un villaggio minuscolo sulle montagne del Trentino, mi aveva spinta alla ricerca e al desiderio di capire. La madre di Meng Huang, che è cresciutoa a Pechino e nello Henan, è originaria di Ruian, vicino a Wenzhou, e lì lui ha ancora dei parenti, che siamo andati a trovare.
Attraverso il lavoro capillare di Giovanni Melillo ho scoperto con stupore quante persone provenienti dal Zhejiang si sono stabilite in Alto Adige, dove sono impegnate in varie attività.
Monica Dematté: Ti sembra che le persone nelle foto abbiano espressioni e apparenze diverse da quelle che abbiamo visto nel Zhejiang ?
Meng Huang: Non so che cosa facessero queste persone prima di lasciare il Zhejiang. Quelli che abbiamo incontrato noi, te lo ricordi, erano perlopiù contadini. Se le persone ritratte da Giovanni provengono dallo stesso background, allora c'è da dire che l'ambiente italiano li ha resi decisamente più sicuri di se stessi. Dalle loro espressioni mi sembra di vedere che qui sono molto più sereni.
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M.D.: Allo stesso tempo, i luoghi in cui vivono, lavorano, hanno uno stile molto riconoscibilmente cinese...
M.H.: Già, tutti i dettagli rimandano ad esempio ad una gestualità diversa da quella di qui (guarda le mani, il modo di muoversi), per non parlare degli oggetti, dal mahjiong al leone di pietra, ai caratteri rovesciati...
Io penso che quando si emigra, si ha bisogno di circondarsi dei simboli del proprio paese d'origine per sentirsi a proprio agio, per sentirsi sicuri.
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M.D.: Ma queste cose ci sono anche in Cina...
M.H.: Già, ma in Cina sono lì, sono nel loro luogo, mentre in questo caso sono state portate a bella posta per migliaia di chilometri.
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M.D.: Mi piace molto l'atteggiamento di Giovanni nei confronti delle persone fotografate: le ha contattate, ha fatto conversazione fino ad apprendere i dettagli delle loro vite, ne è diventato amico, e solo poi ha colto alcuni momenti significativi. Mi sembra un ottimo esempio di conoscenza, di scambio che va in profondità, che non si ferma al rapporto frettoloso e strumentale.
M.H.: Allora avrà mangiato molto cibo cinese (ride).
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M.D.: Cosa pensi che abbiamo provato queste persone davanti alla richiesta di Giovanni di conoscerli frequentarli e fotografarli ?
M.H.: In Cina, normalmente se una persona vuole informazioni dettagliate sul tuo conto, si tratta di un poliziotto e non è una bella cosa. In questo caso, è un 'indagine' che non ha fini, se non quello artistico e documentario. Un regalo, insomma. Spero lo abbiano percepito come tale.
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M.D.: Eppure tu mi hai detto di cogliere in alcuni gesti un certo nervosismo, un po' di tensione...
M.H.: Già, sicuramente non capita spesso di venire invitati a essere protagonisti di ritratti di questo tipo. Ma penso che Melillo, se prosegue il suo lavoro, riuscirà in futuro a venire accettato anche in profondità, e quindi a superare quel sottile muro di diffidenza che ancora c'è. Allo stesso tempo, è probabile che scoprirà molte altre problematiche...
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